Dal mito alla storia

Questa è una relazione sul ritrovamento di un manoscritto in lingua galeatica antica narrante le gesta eroiche di Clodovaldo.

Grazie alla collaborazione dell'esimio professore Otto P. Greco, esperto in traduzioni dal galeatico, mi è stato possibile leggere e riassumere per voi il fantastico racconto delle gesta di Clodovaldo così come sono arrivate a noi, scritte su antiche pergamene ritrovate arrotolate accanto alla tazza di un gabinetto in un antico castello, abbandonato da secoli, nelle Fiandre.

L'Opera porta il titolo "Les reading ov Clod Vald" che il prof. Greco traduce "La leggenda di Clodovaldo" e narra le gesta eroiche compiute in una misteriosa epoca che, con larga approssimazione, potremmo collocare tra il 3 e il 5 ottobre del 1126, nelle foreste del Lussemburgo nord- orientale.

L'eroe del poema, scritto in 8643 versi icosillabi in rima baciata con desinenza -isto, non è Clodovaldo, come il titolo potrebbe indurre a pensare, bensì Claudovaldo: un commerciante di vino e carbone che, per la quasi omonimia con il famoso eroe, viene prelevato nella sua bottega da due scudieri imperiali, i quali dopo averlo vestito con una pesante armatura forgiata dal dio Thorussardi e avergli dato una spada magica lo caricano su un bianco destriero e lo inviano alla ricerca del fantastico Khlonz.

Claudovaldo consapevole del compito affidatogli, cavalca al galoppo per dieci giorni e dieci notti prima di riuscire a fermare il cavallo. Poi torna a casa e saluta la sua fedele compagna Valda con una delle più toccanti e suggestive pagine di poesia del libro che potremmo riassumere nel pathos dell'ultima frase:"Se' vedemo!".

A questo punto comincia l'epopea del nostro eroe. Egli cavalca per monti e praterie chiedendo a tutti i viandanti informazioni sul Khlonz. Ma si rende subito conto che una terribile maledizione grava su di esso, infatti tutti gli interrogati cadono a terra privi di sensi non appena egli pronuncia la parola Khlonz.

Finalmente un monaco stilita gli consiglia di non cenare più a base di crauti in salsa di aglio e cipolle altrimenti la maledizione continuerà in eterno.

Seguito il consiglio e mangiate alcune pastiglie di Valda rivolge la domanda "Scusi dov'è il Khlonz?" ad una contadinella la quale gli indica un chiosco sul quale risplende la scritta INFORMAZIONI.

Lì riceve in omaggio da una gentile commessa un opuscolo dal titolo IL KHLONZ, QUESTO SCONOSCIUTO.

Leggendo l'opuscolo Claudovaldo capisce finalmente che cosa, o meglio chi, sta cercando.

Il fantastico Khlonz è descritto accuratamente nel poema e risulta essere una creatura mostruosa originata dall'unione innaturale del Moloch con un'antenata di Rita Pavone.

Esso ha cento occhi, cento bocche, cento nasi ma stranamente non ha orecchie per cui è assistito da una famiglia di 777 piccoli esseri, che vivono in simbiosi con lui, i Didaskali, i quali hanno la straordinaria capacità di trasformarsi in lettere dell'alfabeto e si premurano così di sottotitolare la realtà al Khlonz.

Da parte sua il Khlonz emette solo tre tipi di suoni:"GRUNT" se è di buon umore, "AARRRGH" se è emotivamente alterato e "VIVA LA PAPPA COL POMPDORO" se è eccitato.

Claudovaldo segue le istruzioni del libretto e giunge ad una grotta detta : la grotta del Khlonz nella grotta.

Sguainata la spada, i cui poteri magici gli serviranno in seguito per difendersi da quelli della protezione animali, entra nella grotta in cui il Khlonz sta dormendo con l'enorme corpo rannicchiato sulle zampe unghiute come Cerbero all'inferno.

Sulla guida stava scritto che per uccidere il Khlonz era necessario accecargli il 67 occhio a partire da destra, tappargli il 79 naso a partire da sinistra ed estrargli tre canini a caso da tre bocche diverse qualsiasi.

Claudovaldo riesce facilmente ad accecare l'occhio e ad estrarre i tre canini, ma non può fare a meno di svegliare il mostro quando cerca di infilargli delle olive fredde appena prese dal frigorifero nelle narici del 79 naso.

Il combattimento è inevitabile ma Claudovaldo escogita un geniale stratagemma: pronuncia velocemente per venti volte consecutive la frase "Sopra la panca la capra campa sotto la panca la capra crepa" mettendo così fuori combattimento i Didaskali che si ingarbugliano orribilmente fra loro.

Può così cogliere di sorpresa il Khlonz e tappargli il naso con tre grosse olive.

Il poema termina con Claudovaldo che consegna il cuore del Khlonz all'imperatore il quale lo premia concedendogli la bellissima figlia Helga ed un castello in cui vivere, con fitto bloccato e spese di amministrazione a proprio carico, ma Claudovaldo pensa alla fedele moglie Valda abbandonata e decide di fuggire con Helga in Svizzera dove farà i soldi a palate sotto il falso nome di Guglielmo Tell.